Dentro il garage
- cdimaio
- 16 dic 2025
- Tempo di lettura: 1 min

Dentro il garage: quando uno spazio chiuso diventa una soglia
Ci sono luoghi che non sono solo luoghi.Sono soglie.
Il garage del romanzo Dentro il garage di Cecilia Di Maio non è semplicemente uno spazio fisico: è un contenitore dell’anima, un ventre, una stanza dell’inconscio in cui il tempo si ferma e la realtà si sfalda.
La protagonista resta chiusa lì per caso, in una notte fredda di dicembre. Il cellulare è morto, il mondo fuori non risponde. È l’inizio di una sospensione: quando tutto ciò che è funzionale smette di esserlo, qualcosa di più profondo prende la parola.
Nel garage convivono oggetti dimenticati, cassette musicali, ricordi familiari, manoscritti misteriosi. Come nella mente. Come nell’infanzia. Come nei sogni.E proprio attraverso la musica, le immagini e la lettura, la protagonista entra in uno stato alterato di coscienza, dove realtà e visione si mescolano senza mai annullarsi del tutto.
Il romanzo non chiede al lettore di “credere” o “non credere”. Chiede di abitare quello spazio liminale, dove l’amore può apparire come un angelo, il desiderio come cura, la fragilità come porta.
Il garage diventa così un luogo iniziatico:– ci si entra per caso– si resta per necessità– se ne esce trasformati
Dentro il garage non accade solo una storia d’amore, ma una riattivazione: del corpo, della danza, della voce, dell’immaginazione. Lì dove la società chiede efficienza e controllo, il romanzo restituisce lentezza, ascolto, visione.
Forse tutti abbiamo un garage interiore.Un luogo in cui restiamo chiusi quando la vita ci blocca.E forse, come accade alla protagonista, è proprio lì che iniziano le metamorfosi più vere.

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