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Amore nel libro “Dentro il garage” di Cecilia Di Maio

  • cdimaio
  • 16 dic 2025
  • Tempo di lettura: 2 min

In Dentro il garage, l’amore non arriva come una promessa rassicurante.Arriva come un’apparizione.

Nel momento di massimo isolamento – freddo, buio, paura – la protagonista incontra un uomo che sembra provenire da un altrove: non è del tutto reale, non è del tutto irreale. È stanco, infreddolito, piange. Chiede un abbraccio. Chiede calore. Chiede di non essere lasciato andare.

Questo incontro non ha nulla del romanticismo convenzionale. Non c’è conquista, non c’è seduzione, non c’è potere. C’è vulnerabilità reciproca. C’è un riconoscimento che precede le parole.

L’amore, in questo romanzo, non è possesso né promessa di futuro. È presenza assoluta, che dura quanto basta per lasciare un segno.Non importa stabilire se l’uomo sia un sogno, un’allucinazione, un angelo o una proiezione dell’inconscio: ciò che conta è l’effetto che produce. Dopo quell’incontro, la protagonista non torna più identica a prima.

L’esperienza amorosa è descritta come qualcosa di etereo e profondamente corporeo allo stesso tempo. Non è l’eros che consuma, ma quello che cura. Non è l’atto che esaurisce, ma quello che apre. Il corpo diventa veicolo di una comunicazione più grande, quasi cosmica, come se attraverso quell’unione passasse qualcosa che riguarda l’intero mondo.

In Dentro il garage l’amore appare quando la mente smette di controllare e il corpo è costretto all’ascolto. È lì che il confine tra visibile e invisibile si assottiglia. Le apparizioni non sono invasioni del soprannaturale, ma risposte a una disponibilità interiore.

E quando l’uomo scompare, non resta il vuoto. Restano un profumo, una foglia a forma di cuore, una memoria emotiva che non può essere negata. La protagonista tenta di razionalizzare, di lavare via tutto con la doccia, con la routine, con la normalità. Ma ciò che ha attraversato l’anima non si cancella.

Questo amore non chiede di essere spiegato.Chiede solo di essere accolto come un passaggio.

Forse è questo che il romanzo suggerisce: non tutti gli incontri sono fatti per durare nel tempo. Alcuni esistono solo per spostarci da dove eravamo.


 
 
 

1 commento


Il tuo libro e’ particolare e accattivante. Dall’inizio, col pretesto del garage, introduci il lettore in un mondo onirico fatto di ricordi, scoperte e momenti magici che coinvolgono. A me piace molto la suggestiva apparizione di Charlot/Chaplin, che da’ al libro un’ulteriore apertura, una porta che conduce nel mondo del cinema e del circo, e che lascia pensare al momento vissuto dalla protagonista del libro: una chiusura fortuita che porta a conoscere se stessa. Per Chaplin l’assonanza e’ chiara: un artista ostacolato dalla politica che ha dato al mondo il meglio di se’, nonostante tutto.

Un bel libro da leggere.

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